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OBBLIGO DEL PRIMO
COMANDAMENTO
MAGAZINE OPERA
L'Actualité Internationale de l'Art Lyrique
La mise en scène de Giovanni Agostinucci trouve des solutions assez
intéressantes, telle l'idée de situer cette allégorie sue les errances
de l'ame dans un lieu abandonné, à la fois église désaffectée et
théàtre en riunes, au coeur d'une nuit hivernale. Magnifique|
IL MESSAGGERO
L'Obbligo di Agostinucci, il bello del teatro musicale.
Travolgente la regia di Giovanni Agostinucci che traduce in uno
spettacolo intenso i suggerimenti di un Mozart appena undicenne. Un
grande lavoro di regia nell'allestimento dell'opera che ha debuttato
martedi al nuovo teatro del Rof.
L'eterna lotta tra il bene e il male, la dicotomia insanabile del
conflitto dell'individuo, la tensione verso ciò che è giusto e il
perenne chiedersi cosa è veramente buono e giusto. E' qui il senso
profondo dell'Obbligo del Primo Comandamento, l'opera andata in scena
al Rof con la regia di Giovanni Agostinucci. Opera e non oratorio.
come è evidente dalle numerose indicazioni del libretto. A chi
rivendicasse l'esigenza di presentare questo piccolo gioiello in forma
esclusivamente strumentale valga solo ricordare che l'opera è teatro.
E teatro ha fatto Agostinucci. Avviando l'azione già nell'overture,
quando nel tempio di federiciana memoria (ma non solo) giovani corpi
di uomini e donne si aggrovigliano in un sensuale inno alla vita. Il
regista gioca con il colore, ricopre le luci di una forza espressiva
potentissima, anima la scena di creature dalla travolgente energia
allegorica. Misericordia, Giustizia, i demoni che agitano i sogni del
Cristiano, le fanciulle a seno scoperto inviate dalla Spirito Mondano
come metafore della libertà dei sensi. La magia creativa la si dve
esclusivamente alle scelte registiche. Agostinucci crea continui
rimandi a dimensioni simboliche importanti. E' come se già
nell'Obbligo s'intrevedesse quel legame fortissimo fra Mozart e la
massoneria. Ed è qui la chiave per coglierne il senso sublime,
sintetizzato nel sole che inolda la scena alla fine prendendo il posto
del globo di Bosch: l'oro del cuore, della luce dopo l'aregento lunare
della sfera razionale. Ai lati le colonne del tempio. In terra una
scacchiera. Fuori la scenografia virtuale da cui Agostinucci lancia i
suoi personaggi . "Fuori dal palcoscenico c'è un'altra scena. Ma è
nella mia testa. E' da qua che partono i personaggi prima di entrare
lì dove tutti potranno vederli". Alla fine solo applausi. E un "bravo"
meritato.
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Confronto a distanza tra adolescenza di Mozart e Rossini
Giovanni Agostinucci, autore di regia, scene e costumi, realizza uno
spettacolo di magnifica eleganza e di purissimo rigore estetico. In
una sorta di chiesa sconsacrata trovano rifugio, spinti da una
tempesta di neve, i personaggi-allegoria, tra giochi di luci e ombre,
simboli massonici, come tante statue parlanti, popolano il sogno del
Cristiano sempre in bilico nelle scelte. Ampio e meritato il successo
della serata.
OPERA
Giovanni Agostinucci,
regista,scenografo e costumista. Atmosfera plumbea e cupa. Non è
difficile immaginare il freddo metallico delle grate e l'umido olezzo
delle carceri. Il grigiore si anima con luci dagli effetti
caravaggeschi che seguono i personaggi. Sembra strano vedere Jaquino e
Marzelline (in decolletè verde chiaro e con una bella chioma folta)
struggersi d'amore (lui per lei, lei per Fidelio) in un luogo
simile....Si apre così in maniera apparentemente "leggera", ma con un
sottofondo carico di tensione drammatica il "Fidelio" in scena al
Teatro dell'Opera di Roma. Autore della regia, delle scene e dei
costumi è Giovanni Agostinucci.
CORRIERE DELLA SERA
“Inquietante, stupendo Fidelio”
Giovanni
Agostinucci ha firmato la regia, i costumi e anche le inquietanti scene. “Quando si tratta di musica seria – come ebbe a
dire un giorno Leonard Bernstein – il nome che viene in mente a
tutti è quello di Beethoven”. Quindi ciò che conta è il rispetto nei
confronti dell’autore, il che avant’ieri c’è stato. Tra le pieghe
della messinscena, questa volta però c’era fantasia.
IL TEMPO
“Successo
alla prima del Fidelio al teatro dell’opera di Roma”
“Invito
alla dignità”
Il Fidelio
in scena dall’altroieri [...] è fuor di dubbio che l’esito è eccellente sul
piano scenico. Competenza e intelligenza lo governano e lo rendono
immediato alla comprensione dei valori umanitari e di libertà da cui è
pervaso e mosso il dramma da capo a fondo. La regia e le suggestive
scene di Giovanni Agostinucci, senza mai uscire dalla pertinenza del
testo, prediligono le tinte cupe ed il rombo della tragedia che
tiranneggiano in una prigione monumentale e catastrofica. Al calare
del sipario il pubblico della première non ha esitato a manifestare
fervidi e plebiscitari consensi.
LIBERO
“Finale
dirompente per l’opera che ha entusiasmato il pubblico”
Interessante
la scelta scenografica pensata e realizzata da Giovanni Agostinucci.
La scena in fatti si apre su un mondo in grigio, costruito con sbarre,
gabbie di ferro, un calderone colmo di stracci da cui si solleva un
fumo grigiastro: è la prigione in cui si svolge la storia del
“Fidelio”. A tratti, un mesto corteo di figure lacere attraversa il
palcoscenico. Nel secondo atto il buio si fa ancora più fitto, siamo
nell’antro in cui langue Florestan. Infine, il grigio scompare, le
quinte si spalancano, appare un albero ricoperto di teneri fiori rosa,
figure di donne e di bambini festanti irrompono sul palcoscenico: è la
vita che si riprende i suoi diritti sull’odio e la morte.
L’OPERA
“In
attesa che ritorni la luce”
Un “coup de
théatre” può essere considerato l’ingresso in scena dei detenuti
laceri e scarmigliati che, emergendo dal carcere sotterraneo,
traversano la scena in una direzione e la riattraversano poi nel senso
inverso nudi, dopo aver depositato i vestiti in un mucchio che viene
ispezionato e successivamente messo a bollire in un tino. Muri grigi
al primo atto, oscura prigione sotterranea al secondo, muri che si
squarciano a lasciare entrare la luce e il sole della libertà alla
fine, costumi monocromatici e “d’epoca”, sono gli ingredienti visivi
dello spettacolo. La sala pienissima era per lo più occupata da
stranieri, tedeschi, inglese, francesi, che hanno mostrato calore
nell’applaudire i protagonisti della serata.
MESSAGGERO
“Fidelio:
magica atmosfera”
SECOLO D’ITALIA
“Un
Fidelio politicamente scorretto”
“Finalmente una versione che ha il coraggio di porre l’accento sul
tema dell’amore coniugale”
Uno dei
meriti del nuovo allestimento presentato il 9 Ottobre al Teatro
dell’Opera di Roma è di dare una versione politicamente “scorretta”,
ma molto più vicina alle intenzioni di Beethoven. Le efficaci scene di
Giovanni Agostinucci ci portano in un buio carcere piranesiano (con
un’intelligente sorpresa nell’ultimo quadro), in epoca napoleonica.
L’accento è sulla namenlose Freude (“gioia senza nome”) che esso
produce.
Finalmente un tutto esaurito!
IL RESTO DEL CARLINO
“Una
Tosca piena di ritmo che parla di libertà”.
IL MESSAGGERO
"Suggestiva Tosca alle Muse"
“Messinscena
di grande effetto firmata da Giovanni Agostinucci”
C’è un
momento scenico alla fine del primo atto di Tosca presentata l’altra
sera alle Muse, che per l’incisivo taglio cinematografico sarebbe
piaciuta a Ridley Scott quando i fedeli del Te Deum paiono scaturire
dai recessi profondi della chiesa su una pedana che si innalza per
gradi, scoprendoli in abiti di foggia settecentesca, in guisa di
testimoni fuori del tempo di un ancient régime al tramonto. Alzano lo
sguardo verso il barone Scarpia al centro, che a sua volta si rivolge
al cielo in un empito quasi di identificazione divina. E’ un passaggio
originale e ad effetto tra i più riusciti di Giovanni Agostinucci,
regista, scenografo e costumista di quest’edizione dell’opera
pucciniana, che ha allestito uno spettacolo ricco e di spessore:
nell’imponenza delle suggestioni d’arredo, nell’eleganza “finalizzata”
degli abiti di scena – quei verdi sposati al violaceo delle vesti
degli uomini di Scarpia all’interno di Palazzo Farnese, che riprendono
le tinte architettoniche delle stanze, in una sorta di concentrazione
sinistra tra personaggi e luoghi di un potere che opprime -, nel gioco
sapiente delle luci, rispondenti ad impulsi cromatici rivelatori di
stati d’animo, e al contempo misurate opportunamente sull’efficacia
descrittiva dei motivi conduttori, come nell’apparizione subitanea del
truce capo della polizia nel primo atto quando l’alto tendaggio
diafano prorompe a terra e sullo stacco imperioso delle note il
personaggio si materializza in un’inquadratura di minacciosa eloquenza
drammatica.
Agostinucci
ha pure, per così dire, “rinvigorito” la visualizzazione dei tentativi
di seduzione di Scarpia che nascono da impulsi erotici repressi ai
danni di Tosca, peraltro non uscendo dal seminato espressivo sotteso
all’opera. E quell’ultimo sussulto da terra dello stesso personaggio
nello spasimo terminale della morte ci è sembrato un pertinente
squarcio di “noir” all’interno del melodramma.
L’ARENA
“Una
Tosca dalle Mille Sorprese”
Una messa in
scena, quella per “Tosca” di Giovanni Agostinucci, con motivazioni
profonde volte a dare una lettura dell’opera pucciniana che, pur non
discostandosi dalla tradizione, ne attualizza con grande finezza e
coerenza, lo stile. Siamo di fronte ad un insieme visivo di grande
modernità, coraggiosamente sfrondato e semplificato, di sicuro
equilibrio coloristico con singole immagini di grande forza (le
chiamerei icone per valorizzarne di più l’impatto visivo), e che
sospinge gli interpreti ad una gestualità contemporanea. Ed insieme
un’ambientazione astratta, con purezza di architetture classiche che
deriva dal fatto che Giovanni Agostinucci è un architetto teatrale. E
cura regia, scene e costumi di questa “Tosca”. Agostinucci lavora
fortemente sul contrasto tra due mondi: quello del potere borbonico,
arrogante e delirante talvolta, rappresentato da Scarpia e quello
dell’alterità volterriana, del patriottismo, del pensiero libertario
filofrancese, rappresentato da Cavaradossi, un eroe foscoliano preso
dagli ideali rivoluzionari. Per attuare questo progetto valorizza
anche l’aspetto attoriale agevolato, in particolare, dalla
straordinaria prestazione di Alberto Mastromarino – Scarpia. Tosca,
interpretata dalla bella ed elegante Amarilli Nizza, da umiliata ed
offesa nella prima parte, si trasforma in coraggiosa eroina
nell’ultima parte, quando sceglie di uccidersi non con il classico
volo ma, gettandosi contro le baionette dei soldati borbonici. Non in
fuga quindi, ma donna vincente. Infine non si possono non
apprezzare gli effetti naturali e luminosi, quali il temporale, che
sembra far entrare folate d’aria fresca nelle dolorose tenebre del
Palazzo, la tenera luna che compare dalla grande finestra,
l’impercettibile procedere del sole all’alba nel cielo di Castel Sant’Angelo,
e la sua luminosità sempre più diffusa. Effetti evocativi di una
illusa speranza di sopravvivenza e di felicità.
IL RESTO DEL CARLINO
"Una
Tosca nuova, piena di fascino"
IL MESSAGGERO
Agostinucci
costruisce un universo scenico che sovrasta le figure umane che vi
sono immerse. Cambi di scena a vista, pochi ma significativi accenni
ai luoghi della storia- Palazzo Farnese, Castel Sant’Angelo – luci
dotate di forza drammaturgica. Il viola del Te Deum su tutte. Scarpia
è circondato da figure argentate simili a figuranti di un carnevale di
Venezia. Un fascio di luce viola avvolge la scena. L’effetto è di
straniamento. Alieni che giungono da un altro mondo – il settecento –
e osservano smarriti Scarpia, duce borbonico, imperatore di ogni
tempo. Alberto Matromarino. Il suo Scarpia è forte, energico, cattivo
anche nella sua fisicità. Laido, persino – perfetta la scelta
registica di renderlo ridicolo in camicia e mutande. Mastromarino
occupa la scena. Come Scarpia non chiede permesso. E lì presente e
prepotente. E’ la vittoria del male sul bene. Che offusca i valori del
moderno Cavaradossi, che annienta il sentimento e la passione di
Tosca. Vince Scarpia, vince il suo interprete. Bello l’impatto visivo.
Bella la costruzione dello spazio – Agostinucci vanta un pregevole e
significativo background, architetto e scenografo fra i più apprezzati
nel teatro italiano – con accenni simbolici a significare ambienti
reali e psicologici. Gli oggetti della tortura di Scarpia, piccoli e
lucenti sul tavolo che da lì a poco sarà il se della tentata
sodomizzazione di Tosca. Gli occhi azzurri della donna ritratta da
Cavaradossi, monumentale richiamo alla gelosia devastante e
devastatrice di Tosca. La fucilazione non vista di Cavaradossi,
annunciata da un plotone che si staglia plastico ed efficace sul fondo
e che poi, a cose fatte, torna sui suoi passi come marionette di
Schlemmer.
LA REPUBBLICA
“Spettacolo
forte di regia con immagini cinematografiche”
Il nuovo
allestimento ha rafforzato l’immagine artistica della popolare
stagione all’aperto che ha voluto far fruttare in modo scenicamente
originale l’inquietante ampiezza del palcoscenico.
La tinta
luttuosa del Rigoletto, sottolineata con intelligenza da Stefano Antonucci e Lucio Gallonei
nei panni del protagonista e rischiarata dalle
meraviglie vocalistiche di Mariella Deviua e Marcelo Alvarez, forniva
la forte immagine di fondo anche allo spettacolo di Giovanni
Agostinucci autore di regia, scene e costumi. Contro l’immensa parete
a mattoni era posata la semplice struttura per l’azione: fatale nel
suo nero baluginante. In scena dominava un gigantesco portale dotato
di un’ampia scalinata trapezoidale e di balaustre laterali semoventi.
La livida festa a Palazzo Ducale si apriva sulle acrobazie di sette
copie di spadaccini: seguiva sullo sfondo un efficace racconto per
immagine cinematografiche rapide e frammentarie che sottolineava passo
passo il cambi di umore e di colore della musica.
IL CORRIERE DELLA SERA
"Spettacolo
mozzafiato. Giovanni Agostinucci, regia, scene e costumi, merita un
caloroso elogio"
MESSAGGERO
"Rigoletto,
grande successo; tutto esaurito"
THE LONDON TIMES
“Sweet Sound of Excess”
It is difficult to say who enjoys it all the most.
Maybe it’s the director and designer Giovanni Agostinucci, whose
swashbuckling period costumes of purple silver and scarlet flash among
stark black basalt columns and a vertiginous staircase. Or, of course,
the audience. They excitedly enjoyed the artful and unashamed excess
of it all...
THE EXAMINER
“Rousing, Enjoyable Operatic Triumph!”
The Wexford production, which is designed and
directed by Giovanni Agostinucci, should go a long way toward its
reinstatement and augurs well for the success of the festival to come.
Beautiful sung and staged this Fosca is a considerable delight.
THE SUNDAY TIMES
Giovanni Agostinucci - director and designer –
certainly staged Fosca for all it is worth and refused to poke fun at
the theatrical short-comings of Gomes’s librettist, Antonio
Ghislanzoni. If his ingenious sets and rich-looking frocks are
anything to go by, he could make his fortune by writing the Rough
Guide to operatic splendour on a budget.
FINANCIAL TIMES
"Andrew Porter enjoys Carlo Gomes’s engaging and
little-known Fosca"
“FOSCA WAS THE HIT!"
This Fosca was Wexford at its best. Giovanni
Agostinucci, the director and designer had mastered the mechanics of
convincingly and handsomely presenting a big opera within Wexford’s
small space.
THE SUNDAY TRIBUNE
“Fosca favourite, Wexford winner”
The production was designed and well directed by
Giovanni Agostinucci….
OPERA NEWS
Wexford flair for feigning grand spectacle on its
intimate stage worked again in Giovanni Agostinucci’s production (he
directs and designs) of Fosca. A rear scrim and silhouetting were used
effectively for tableaux suggesting the mass kidnapping of Venetian
brides by pirates, and a finale of pirates threatening revenge of the
city. Again, a strikingly staged grouping in the Council Chamber, was
brilliantly staged with red robes and gloves vibrating against the
black.
L’ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE
CORRIERE DELLA SERA
"E con
Eliot rinasce la tragedia classica"
"Successo
al Regio di Torino per l’Opera di Pizzetti”
L’allestimento torinese va apprezzato per l’eccellenza non meno che
per la rarità. Porremmo a base di esso l’impianto scenico e i costumi
disegnati da Giovanni Agostinucci, uno scabro Romanico “razionalista”
vicino a quello concepibile dai grandi architetti del passato. Questo
significa “leggere” entro un testo: con sottile allusione; altri crede
dovere di chi mette in scena lo “smascherare”. I costumi discendono da
minuta cultura liturgica.
L’UNITÀ
"Becket e
Pizzetti: La musica è finita”
L’Assassinio
è servito egregiamente dalla sobria cornice dei costumi e delle scene
di Giovanni Agostinucci: profili pietrosi di una chiesa, di una
quercia spoglia, di colonne e di statue che realizzano, con disegno
moderno, il clima dell’epoca senza cadere nell’oleografia. Grandi
applausi finali.
L’OPERA
“Giganteggia Ruggero Raimondi nel magnifico allestimento di Giovanni
Agostinucci e L’Assassinio nella Cattedrale che il Regio di Torino ha
opportunamente inserito nella sua stagione”
Il
bellissimo spettacolo, di austera semplicità, offre un quadro
sobriamente pulito degli interni ed esterni della cattedrale di
Canterbury, affidandosi al color grigio pietra per riprodurre ambienti
ecclesiastici medioevali con moderna linearità scenografica, senza mai
abbandonarsi ad un decorativismo fuori luogo in un’opera dove a
prevalere è l’essenzialità del messaggio religioso.
Strano a
dirsi, ma il successo decretato dal solitamente annoiato ed indolente
pubblico delle prime e stato più caloroso del solito, con lunghi
applausi finali. Lo spettacolo e l’esecuzione li hanno certo meritati.
LA STAMPA
"Ruggero
Raimondi fa rivivere il martirio di Becket"
"Il
martirio dell’arcivescovo di Cantenbury, ieri sera per la prima volta
sulle scene del Regio, conquista subito la sale e la commuove"
Nella
profondità prospettica delle scene disegnate da Giovanni Agostinucci –
il sagrato prima e le colonne monche della navata centrale della
cattedrale nel secondo atto – si staglia netta la figura del
protagonista, nei sontuosi paramenti sacri, al suo ritorno dal
settennato d’esilio in Francia...
THE WASHINGTON POST
"Opera: At Kennedy Center, a memorable Traviata”
THE WASHINGTON TIMES
“La Traviata deserves choruses of prise”
From its gorgeous sets and sumptuous costume, this
Traviata breathes thrilling new life into this work.
THE NEW YORK TIMES
The main event was more the production by Giovanni
Agostinucci. The performance thrived on spectacle...
DISTRICT OF COLUMBIA - NEWSPAPER
The production elements of scenery and costumes are
award winners.
LE SOIR
On ne peut qu’etre frappè par la beautè plastique des
splendides décors et costumes que signe Giovanni Agostinucci
L’OPERA
L’elegante e
sontuoso spettacolo portava la firma di Giovanni Agostinucci, che ha
tratteggiato i tre atti con dovizia di particolari. All’aprirsi del
sipario sulla scena di casa Flora Bervoix si è scatenato l’applauso
del pubblico e si aveva l’impressioni di trovarsi in quei saloni delle
Case Chiuse. Colori accesi sulle tonalità del rosso, dei divani ma
anche dei costumi degli invitati nel salone dove troneggia un’alta
scalinata che porta alle alcove d’amore visibili al pubblico. Si
piomba nell’angoscia della morte nell’ultimo atto dove troneggia sullo
sfondo della scena un enorme letto sormontato da un’altissimi
baldacchino. La scena è spoglia, fredda, come l’animo dello spettatore
che ha gioito, amato, sofferto per il sacrificio di Violetta. Questo
nuovo allestimento di Traviata si è rivelato bello e interessante.
Infatti il foltissimo pubblico che gremiva la sala dell’Opera Royal
non ha esitato a dimostrare calore nell’applaudire i protagonisti
dello spettacolo con “standing ovations” e battimani ritmati che
all’estero rappresentano il punto più alto del consenso.
CORRIERE DELLA SERA
“La Selva
Romantica di Luisa Miller”
“Luisa
Miller” di Verdi, laboratorio di caratteri e crogiolo di umani
rimpianti, conosce in questi giorni un revival di pregio: ci è
risparmiata la solita lotta di classe tra la baita di Miller e il
maniero di Walter. Siamo in pieno 700 schilleriano: il Conte si aggira
in un castello-carcere e la casa di Miller non esiste, aperta com’è
sul verde della selva. Contrasto romantico tra natura e artificio: è
la foresta a dominare, simbolo di purezza e verità, cangiante secondo
le tragedie degli uomini, fresca nel mattino del 1° atto, nera nel
rosso d’un tramonto che sparge bagliori di sangue fin sui muschi e
radici...
IL GAZZETTINO
“Memorabili Pagliacci”
Si coglie
nei Pagliacci dell’altra sera il segno di una tensione musicale e
rappresentativa di cui non si aveva quasi ricordo in Arena. Giovanni
Agostinucci utilizza la scena fissa (una enorme pedana circolare
addossata ad uno scabro paesaggio lavico) attraverso un accorto gioco
di tendaggi scarlatti e con l’aggiunta di un piccolo palcoscenico che
crea l’artificio voluto da Leoncavallo, di teatro nel teatro. Qui il
racconto narrativo si fa stringente, complesso e articolato, e stimola
la recitazione, a tratti anche estroversa ed eccitata, che mette a
dura prova le singolari risorse di attrice di Cecilia Gasdia nei panni
di Nedda. Placido Domingo, come Canio, sembra invece evocare la
tragedia della gelosia del suo Otello, conferendo profondità
drammatica a un ruolo troppo facilmente esposto a plateali esibizioni.
Anfiteatro gremito, pubblico coinvolto ed entusiasta.
LE
FIGARO
“Arenes de Verone: Grandissimo...”
II
est bien rare qu'un ouvrage a trois personnages convienne au cadre
gigantes-que des Arenes de Verone… Un magnifique decor de Giovanni
Agostinucci installe dans I'arene Ie chceur d'une eglise geante,
baroquissime et somptueuse, que cement deux immenses escaliers
grandiosement sy-metriques. G'est la que la foule qui veut assister au
Te Deum sera d'abord arrfetee par les sbires de Scarpia, pendant la
perquisition A la chapelle des Attavanti etc'est par a qu'elle
s'engouffrera dans le lieu saint, bientot rejointe par Un imposant
cortege mene par pas moins de sept eveques. C'est un spectacle
epoustouflant, qui est parfaitement en situation.
Au troisieme acte, il est evident que les
manoeuvres inevitables des soldats de la garnison du chateau
Saint-Ange (tres astu-cieusement recree par Ie decorateur) donnaient
au metteur en scene I'occasion de grands mouvements de foule
contrastant avec la solitude du pauvre Mario. Maisc'est au deuxieme
acte que la chose semblait plus delicate. Le decor, avec une enorme
baie vitr6e dans le fond, nous installe dans le bureau memo de
Scarpia, un bureau a I'echelle des arenes, mais qui a su conserver sa
noblesse, et pour tout dire son authenti-cit6 historique : nous sommes
bien I'annee memo de Marengo, tout nous le rappelle.
Pour meubter cet espace, le metteur en scene a eu I'excellente idee,
en partant d'une simple phrase de Scarpia, de placer au fond du
plateau une grande table ou viennent sieger les juges qui vont devoir,
devant les denegations de Mario, le suivre en coulisses pour presider
a I'interrogatoire et a la torture. Cette presence muette est
extremement bien venue car elle ajoute encore au dramatique de la
situation et contribue a creer une angoisse indefinissable et
sournoise.
C'est done la, sceniquement, une grande reussite.
I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA
LA REPUBBLICA
“E il
fuoco verdiano conquista la Scala”
Opera di
crociati? Tutti vestiti da crociati, allora; tuniche bianche e croci
scarlatte anche per il popolo e le donne nel famoso coro. Opera di
sangue? Vistose simbologie, scudi insanguinati, luci esplosive. Opera
statuaria? Ecco le pose di massa, i quadri scenici classicheggianti,
le lance, le tuniche e i cimieri frustati da fasci luminosi che
spargono barbagli suggestivi. Opera di guerra. Ecco la cinematografica
proiezione sul velo scarlatto della battaglia vittoriosa dei crociati.
Ha da vedersi Gerusalemme per il pagano morente? E Gerusalemme appare
all’orizzonte, in un tripudio d’oro, tra le due siepi di crociati e il
pubblico sembra impazzito.
LA REPUBBLICA
“Un
olimpico Vivaldi”
Bellissimo,
pur nella semplicità architettonica allusiva della scena, tutta
giocata sulle luci e sui fastosi riverberi dei candidi costumi, lo
spettacolo di Giovanni Agostinucci. Ulteriore conferma che si può fare
uno spettacolo esemplare anche senza i mezzi dei grandi, ancorché
dissestati enti lirici, quando ci sono idee e volontà. In tempi di
bancarotta, ecco un esempio di civiltà, di impegno operativo, che
qualche teatro di gloriosa tradizione farebbe bene a recepire. Ecco
uno spettacolo che meriterebbe di restare a lungo in repertorio.
L’UNITÀ
“Il
Farnace rivela la generalità del musicista anche in campo
melodrammatico”
Assai
elegante anche la parte visiva che offre una candida scena fissa in
stile classico con bianchi costumi ravviati dall’oro e dall’argento
delle corazze: il tutto disegnato da Giovanni Agostinucci che ha anche
curato l’appropriata regia. Caldi, non occorre dirlo gli applausi con
cui il pubblico ha festeggiato meritatamente tutti gli interpreti.
CORRIERE DELLA SERA
“Guerrieri
al femminile”
Le mie
aspettative sono state ampiamente ricompensate da uno spettacolo
estremamente “pulito” in tutte le sue componenti. Anzitutto la scena
ridotta ai suoi dati essenziali con una colonna, cinque gradini
marmorei ed una piramide che costituiva il mausoleo destinato al re di
Ponto. Tutto il resto era affidato alle luci, che avevano il compito
di far risaltare i candidi costumi delle cantanti, adornate di corazze
lucenti e d’armi ugualmente lucenti. Tutto è stato realizzato da
Giovanni Agostinucci con molto gusto, anche per quanto riguarda i
movimenti in scena delle cantanti, che hanno mantenuto quasi sempre
atteggiamenti ieratici, cui davano forza e dignità i drappeggiati
candidi costumi delle cantanti.
LIBERTÀ
“Un
suggestivo Trovatore”
In “primis”
ci sembra doveroso parlare dell’ideazione scenografica e della regia
di Giovanni Agostinucci che è riuscito ad offrirci una cifra visiva
del fosco mondo medievale colma di fascino e di suggestioni evocative.
Il mondo pittorico di Agostinucci, che si stempera nei toni svariati
del grigio a tratti investito da macchie di colore, è un mondo di
spazi che si coniugano all’infinito, di climi soffusi di ombre e di
luci, un mondo di poetica talora dolorosa sempre comunque aperta
all’accettazione del reale. Di particolare significato la scena della
prigione nella sua nuda, dilatata solitudine e di bellissimo risalto,
quella del castello e dell’accampamento degli zingari. Il felice uso
delle luci e la meditata collocazione dei personaggi nei loro
involucri di umane lacerazioni, hanno scolpito ogni quadro ed ogni
tratto d’azione, come preziose immagini di un grande mosaico in cui
confluivano i temi della fantasia e dell’epoca. Lo spettacolo, come
abbiamo detto all’inizio, ha riportato un enorme successo ed alla fine
il pubblico è rimasto a lungo ad applaudire tutti gli esecutori,
rivolgendo particolari consensi oltre che ai cantanti al maestro ed a
Giovanni Agostinucci.
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